Il mio blog


Il mio rapporto con il letto è quantomeno bizzarro. Nipote e figlia di appassionate antiquarie, il letto è sempre stato una “presenza” importante nella mia vita. Dalla culla di ottone avvolta in una nuvola di plumetis, sono approdata adolescente in un austero letto da campo napoleonico in ferro rosso pompeiano. Nato per dare riposo alle armate del generale francese, quel piccolo letto da battaglia ha accolto le turbolenze e i sogni dei miei quindici anni e mi ha accompagnato fedelmente alla soglia del mio matrimonio, quando lo abbandonai a Milano per raggiungere fiduciosa la confederazione elvetica.

Ora non so se fu la vita coniugale, i miei inquieti trent’anni o la patria degli orologi a cucù, è un fatto però che da quel momento il mio rapporto con i letti è stato sempre più travagliato.

Ho vissuto un vero e proprio slalom tra avvolgenti lit en bateau, gioiosi e fioriti letti in tessuto chinz, fino ad approdare a uno splendido baldacchino in ottone. Una cattedrale svettante verso i cieli, una corona sui sogni della notte, un intrepido veliero pronto a salpare. Quando però il mio matrimonio salpò per altri lidi, quello splendido esemplare mi raccontò che anche il suo tempo era volto al termine.

In seguito, gli anni da “single” mi hanno vista alle prese con letti di varia natura e provenienza fino al giorno in cui la mia rappresaglia coinvolse anche i comodini, suoi discreti e pazienti angeli custodi. “Due uguali, due ma diversi tra loro, un solo comodino, anzi una piccola libreria girevole, no meglio una table abillé su cui appoggiare una torre di libri, la lampada in opaline verde e un bicchiere con una rosa Madame Hardy. Ho deciso accanto al letto non voglio nulla… sono o non sono una donna libera, sola, insomma single!”

Oggi, dopo tanta “guerra e pace”, scelgo l’unico letto che può forse accompagnarmi in questa mia stagione della vita: un letto in tessuto di piquet bianco. Sereno, sobrio, forse un po’ giappo. Sicuramente bianco come la bandiera sventolata dai guerrieri che chiedono la tregua. Che sia la volta buona?

Lascia un commento