Il mio blog


Il mio incontro si chiama Giancarlo Livraghi, filosofo, uomo d’azienda, creativo e molto altro ancora. Livraghi nel 1976 è executive vice-president della McCann-Erickson International, nel 1980 è socio di maggioranza della Livraghi, Ogilvy & Mather. Lascia il mondo delle agenzie nel 1993 per dedicarsi agli aspetti umani e culturali della comunicazione in rete. Nel 1994 fonda ALCEI, l’associazione per la libertà della comunicazione elettronica interattiva di cui ricopre la carica di primo presidente.
Riflessioni e articoli sono oggi pubblicati sul suo sito www.gandalf.it

A proposito del Counseling e della sua arte, vorrei dedicare alcune parole a Giancarlo Livraghi, caro amico i cui insegnamenti porto sempre nel cuore e nella vita.

LETTERA A GIANCARLO LIVRAGHI

Caro Giancarlo, mi piaceva raggiungerti a casa tua, fortino arroccato in cima a un grattacielo milanese e studio riservato a pochi eletti. Raggomitolata sul tuo divano a righine blu, annaspavo tra appunti, report, analisi di settore e grafici a torta… Non mancavano però le tue amate immagini di microbiologia, le riflessioni di Kevin Kelly e Jhon Nasbitt, le pagine di Walt Whitman. Erri de Luca te lo presentai io!

Mi facevano compagnia il tuo respiro un po’ affannato, che non lasciava andare le sigarette, l’inarrestabile rumorino della tua sinapsi, il guizzo dei tuoi occhi impertinenti, l’intuizione generosa e danzante. E i tuoi silenzi, così esaurienti… Mi piaceva condividere tempo, passione, intelligenza, umanità, sì umanità… Ti penso spesso, ma sento che da quel “ognidove” in cui ora sei mi accompagni ancora e, quando l’ala triste della stupidità (quanto hai scritto su di lei!) comincia ad svolazzarmi intorno, tu la fulmini e lei sa che è giunto il tempo di ritirarsi.

Grazie amico mio, grazie per la fiducia e l’amicizia senza sconti che mi hai donato. Grazie per avermi spalancato le finestre della mente. Per avermi insegnato la fame di quella conoscenza che è sempre antipasto e che non sazia mai. Grazie per avermi gettata nell’esperienza, proteggendomi da lontano. Pensare, sentire, tradurre un’idea in un progetto, nutrire il progetto e radicarlo nella sua possibilità di esistere. In altre parole, esporsi. Questa, la tua grande lezione.

Ho raccontato tante volte in aula ai miei studenti il ruolo e le competenze del Counselor, ma abilità e comportamenti non sono a mio parere sufficienti. Esiste una dimensione sottile e fondamentale che affonda le sue radici nell’esperienza umanista: attenzione all’uomo, alla cultura che produce, alla visione che incarna e ai segni che lascia nel suo passaggio terreno: cinema, nice company, fotografia, arte, tondini di ferro, letteratura, agricoltura, food, teatro, start up…

Caro Giancarlo, mi hai aiutata a divenire una donna e una counselor curiosa e attenta, refrattaria ai pregiudizi e insofferente alle furbate. Oro, per questa professione! Ti saluto e ti porto nel cuore con dei versi di Neruda che, a proposito di fame, ti sarebbero piaciuti.

Sono onnivero di tutto, mi mangerei tutta la terra, mi berrei tutto il mare

Il ruolo insostituibile della cultura umanistica
di Giancarlo Livraghi-Novembre 2013

(…) La risorsa più importante è la curiosità. Ci sono spesso piccoli segnali, presto o tardi riconoscibili da un occhio attento, che ci aiutano a capire dove può essere opportuno concentrare l’attenzione per scoprire se c’è qualcosa che merita di essere capito.

La scienza, per sua natura, non ha confini -e ha il perenne dovere di dubitare di se stessa. È così per ogni genere di conoscenza. Non si progredisce cercando discutibili certezze, ma coltivando (non mi stanco di ripeterlo) l’illuminante arte del dubbio.

La sete inesauribile di sapere è una malattia? Sembra di si, dal punto di vista di tanti che preferiscono accoccolarsi nei luoghi comuni, nei pregiudizi, nelle banalità delle opinioni prevalenti. Ma l’umanità sarebbe estinta da millenni se non ci fossero coraggiosi, forse imprudenti, esploratori pronti a correre il rischio di avventurarsi dove nelle antiche carte geografiche si aveva la sincerità di scrivere hic sunt leones. In molti casi sono luoghi della mente, non del territorio-ma non per questo meno insidiosi.

Insomma, se quello che sto scrivendo sembra un elogio della filosofia è perché è proprio questa la mia intenzione. Ma non è un privilegio esclusivo di chi l’ha studiata. L’etimologia di filo-sofia è “amore per il sapere”. Ed è di questo che, soprattutto, si tratta.

Lascia un commento