Il mio blog


Questa notte ho fatica ad addormentarmi. Ho trascorso la notte pensando ad un amico, morto l’altro ieri, con cui ho vissuto il dispiacere di una profonda incomprensione che ci ha portato a interrompere la nostra trentennale amicizia.

Ricordo il motivo e l’episodio: in quei giorni aspettavo l’esito di un esame medico che avrebbe dovuto decretare la mia più o meno possibilità di vivere. Proprio in quei giorni, il mio amico si dileguò, lasciandomi sola con il terrore di una possibile condanna a morte. Nessuno, neppure la mia famiglia sapeva quello che stavo attraversando. Lui fu l’unico a sapere, ma non riuscì a comprendere, ad accettare. Scomparve e io lo detestai.
Tanti anni miei dedicati a percorsi psicospirituali non furono sufficienti a farmi vedere oltre. Tanti anni suoi immerso nelle attività della vita culturale più raffinata di Milano, non furono sufficienti per dirmi: “come è andatacome staiio ci sono!”.

Ora lui non è più qui e le riflessioni di questa notte sono state tante e sofferte… Quante volte in aula ho raccontato il potere del perdono? Quante le meditazioni che ho guidato per portare la pace nel cuore?
Ho spiegato, insegnato e condotto, eppure non sono riuscita, fino ad oggi, a sperimentare fino in fondo questa esperienza così potente e risanatrice.
Forse è proprio questo l’ultimo regalo che mi ha lasciato il mio amico: accettare le mie resistenze e cominciare. Provare, non riuscirci, sorridere e riprovare ancora.

Verso le cinque di questa mattina mi sono alzata e ho cercato Saper accompagnare di Frank Ostaseski, un testo molto amato che, come sempre, mi ha regalato chiarezza e serenità.

Riporto quanto Ostaseski scrive a proposito di Meditazione sul perdono.

Assumete una posizione comoda. Chiudete gli occhi e portate l’attenzione sul vostro cuore. Dedicate alcuni istanti a riflettere sul significato del perdono e tutto ciò che comporta: compassione, tenerezza, sgravarsi di un dolore antico.

Pensate a qualcuno che vi ha fatto del male, rievocatene la presenza sotto forma di immagine mentale o di sensazione emotiva, chiamatelo per nome: “Per quello che hai fatto, con i pensieri, le parole o le azioni, che mi ha nuociuto, ti perdono”. Solo per un attimo, vedete che effetto può visitare questo risentimento antico con compassione. “Ti perdono”. Congedate quella persona, lasciandovi toccare dalla possibilità del perdono, della tenerezza, arrendendovi, lasciando andare.

Ora invitate voi stessi nel vostro cuore, sotto forma di immagine mentale e di sensazione emotiva. “Per ciò che ho fatto, con i pensieri, le parole o le azioni, che ti hanno nuociuto, ti chiedo perdono. Ti perdono”. Circondando di tenerezza gli eventuali sentimenti di resistenza, indegnità o giudizio che potrebbero emergere. “Ti chiedo perdono. Ti perdono”.

A volte la cosa più difficile è perdonare noi stessi. Ma chi più di noi merita il nostro amore e la nostra compassione? Congedando l’immagine di voi stessi, lasciandovi toccare dalla possibilità del perdono, tornate ancora una volta in contatto con il cuore, notando se in voi stessi è cambiato qualcosa, accogliendo qualunque cosa proviate con gentilezza e compassione. Con tenerezza, abbandono, lasciando andare.

È probabile che la meditazione sul perdono evochi molte emozioni contraddittorie. A volte si può provare un senso di sollievo, come se fosse caduto un peso dalle spalle. Oppure si diventa più consapevoli dell’atteggiamento giudicante e della resistenza a perdonare. Sono tutte reazioni normali. Siate gentili con voi stessi. Familiarizzate gradualmente con questa meditazione praticandola quotidianamente, tenendo presente che il perdono avverrà a suo tempo.

Quando il perdona tocca livelli profondi, non c’è più nessuno da perdonare. Capiamo che la sofferenza dell’altro è anche la nostra. Come recita un verso del Dhammapada, un antico testo buddista: ”l’odio non si estingue con l’odio, ma solo grazie all’amore”. Questa è una legge eterna e immutabile.

Io oggi ho cominciato… Che la pace sia con te, amico mio. Che la pace sia con me.

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