Che cos'è il counseling?

Il Counseling, disciplinato dalla Legge 14/1/2013 n. 4, è un’attività di sostegno e aiuto professionale che si fonda sulla relazione interpersonale tra Counselor e Cliente, attraverso l’ascolto, il dialogo e la condivisione. Il Counselor facilita la persona ad acquisire una visione realistica di sé e dell’ambiente sociale in cui vive e opera. Una consapevolezza che consente di vivere la propria vita con maggiore consapevolezza, responsabilità e autonomia decisionale. È quindi un servizio finalizzato alla promozione del benessere della persona che favorisce il riconoscimento e l’attivazione delle risorse e delle aspirazioni personali. La finalità del Counseling è “aiutare le persone ad aiutarsi”, accompagnandole a:

Riconoscere i propri desideri e le proprie aspirazioni

Riconoscere il proprio potenziale inespresso

Focalizzare gli obbiettivi

Utilizzare i talenti, le risorse e le abilità personali

Favorire un processo decisionale e la sua possibilità progettuale

Imparare a prendersi cura di sé

Migliorare la qualità delle relazioni personali, affettive, professionali

Superare una crisi, elaborando le emozioni e i conflitti interiori

Open Your Mind.
Counseling con Roberta Piliego.

Open your mind si ispira alla Psicologia Umanistica e al Counseling Transpersonale integrando le esperienze più avanzate di comunicazione con le pratiche psicodinamiche e le tecniche di mental training.Il Metodo è finalizzato alla realizzazione esistenziale e professionale dell’individuo e delle organizzazioni.

Appassionata sostenitrice di una visione positiva dell’uomo e della piena fiducia nelle sue risorse, ti propongo un Percorso di Counseling articolato in 4 fasi: Riconosci le Tue Aspirazioni → Focalizza i Tuoi Obiettivi → Attiva i Tuoi Talenti → Realizza il Tuo Progetto. Oltre all’ambito personale, Open Your Mind può essere proposto con successo anche in campo aziendale, sanitario, socio-assistenziale e scolastico.

ROBERTA PILIEGO Counselor

Le ultime dal blog

Mi racconto.

La mia maestra delle elementari amava dispensare piccoli scappellotti sulla nuca dei suoi scolari. I pling dell’irascibile maestra avevano il potere di produrre, a fronte di una sorda disperazione nella vittima, l’ilarità della classe. In questa sorta di “rito di passaggio” io fui uno dei suoi soggetti preferiti.

“Alzati in piedi Piliego!” e la sua mano ossuta si abbatteva inesorabile sulla mia nuca. Sempre alle spalle, come fanno i vigliacchi. E gli infelici… Cominciò ad aprirsi dentro di me una crepa: “io non sono capace, non riesco, non valgo…”. Nasce anche così una forma pensiero, da un pling di una maestra frustrata, da un gruppo di bambini a cui è stato insegnato che la difficoltà e l’umiliazione dell’altro possono fare ridere. Alzare la mano per fare una domanda o espormi in pubblico furono imprese titaniche che mi accompagnarono per un lungo tratto della mia vita. Non avrei mai immaginato che proprio quella fatica sarebbe stata una preziosa opportunità. Con il tempo imparai a entrare in quella sofferenza con gentilezza, e da quelle stanze emersero la consapevolezza e la forza. Sperimentai risorse e capacità sconosciute. Fiorirono i talenti…

Curiosa della vita, a sedici anni avevo fame di tutto: cinema, musica, letteratura, fotografia… e naturalmente di impegno civile. Sul comodino, accanto al mio letto, Re Lear chiacchierava con il Presidente Allende e il poeta Breton discuteva con l’anarchico Pinelli. Confusione e fermento si accompagnavano al sentimento che il pianeta riguardava tutti e che io e la mia generazione avremmo potuto contribuire a creare “un nuovo mattino del mondo”. In un’affollata aula dell’Università Statale di Milano, Giorgio Gaber cantò un giorno che “la libertà è partecipazione” e io lo presi in parola. In un Paese attraversato dalla violenza del terrorismo e delle stragi di Stato, la difesa dei diritti umani e il principio della non violenza furono i semi preziosi che nutrirono la mia vita di allora e che ancora oggi mi sostengono con forza immutata.

Quando venne il tempo di decidere la facoltà universitaria, due voci si affacciarono sulla scena: quella del sentire, che flautava di volare a Parigi per vivere la mia vocazione umanistica e quella della testa che reclamava la conoscenza di saperi funzionali a una formazione seriamente radicata nella realtà. La ville lumière faceva cantare il mio cuore, ma una parte di me voleva capire il funzionamento delle stanze dei bottoni. Come avrei potuto partecipare al cambiamento di una società senza conoscere i meccanismi dell’organizzazione del lavoro, dell’economia e del diritto? Feci la mia scelta e mi iscrissi in Bocconi a Milano. Le giornate si tinsero di un elegantissimo grigio Armani, l’umore si stabilizzò nella sobrietà di un grigio Londra, mentre la propensione alla gioia sfumava in un grigio canna da fucile. Ebbene sì, i miei anni bocconiani cavalcarono una tendenza total grey… E la rivoluzione che fine aveva fatto? La consegnai all’attesa, sicura che avrebbe potuto aspettare un’altra stagione della vita. Forse, anche una prossima incarnazione.

Sono tantissime e insieme a una buona dose di ironia mi hanno più volte aiutata ad attraversare qualche soglia difficile della mia vita.
Amo trasformare un’intuizione in un’idea, per poi organizzarla in progetto.
Amo la scrittura, la fotografia, Mozart e Chet Baker.
Amo i bar di Parigi, le melanzane alla parmigiana e il cinema.
Amo il counseling, la riflessione da cui è nato e la rinascita a cui conduce.

Non mi piacciono i “furbini”, anche perché di solito li sgamo.
Non mi piace la gente che urla nei cellulari in treno.
Non mi piacciono quelli che “non dipende da me”.
Non mi piace sprecare l’acqua, mangiare la carne e sentirmi dire “te l’avevo detto!”

Alla fine degli anni ’90 mi raggiunse il tempo della svolta, della sterzata che non avevo programmato. Una serie di circostanze mi spinsero ad approfondire i fondamenti del pensiero olistico, lo studio di discipline psicospirituali e il counseling. Vissi per un periodo una sorta di scissione tra due mondi, quello logico razionale della cultura d’impresa e quello analogico intuitivo dell’esperienza umanistica e transpersonale. Ma, come per i nostri due emisferi cerebrali, anche qui si trattava di fare dialogare esperienze opposte nell’unità del complementare. Avevo trovato il fil rouge che univa un percorso di vita vissuto “in ordine sparso”. Si trattava di aprire la mente e spalancare il cuore…

IL MANIFESTO DELLE DONNE SAGGE

Era l’estate torrida e noiosa del 2011 e ricordo che quel pomeriggio mi ritrovai a ciondolare a Tradate, un piccolo centro vicino alla casa di campagna della mia famiglia, alla ricerca di un gelato che risollevasse l’umore pesto di quella giornata.
Trovai il bar, il gelato e forse fu il gusto di limone a riattivare la mia sinapsi insonnolita… “E se proponessi il mio seminario sul femminile nel nuovo millennio, all’Università della Terza Età?”. Raggiunsi la sede e in un lampo tutto fu pronto e concordato: programma, tempi, modalità. Un mese più tardi cominciava un’avventura che oggi ricordo come una delle esperienze più gioiose e produttive della mia storia di formatrice.

Non avrei mai immaginato l’accoglienza e la vivacità di queste donne che, troppo semplicisticamente, riteniamo vivere “l’autunno della propria vita”. Nei mesi condivisi insieme ho avuto la possibilità di nutrirmi del loro sguardo sapiente sul mondo e della capacità di rifiorire a se stesse nell’ironia e nella sorellanza.

Da questa esperienza è nato un documento che, a mio avviso, ha integrato la sapienza del passato, la responsabilità del presente e la bellezza di una visione rivolta al futuro. Sarei felice se mi aiutaste a dare visibilità alle loro parole, onorando il loro bellissimo lavoro.
Ci sono condivisioni e contagi che possono essere una vera vitamina, soprattutto in un momento in cui il femminile può davvero ripensare e creare un mondo nuovo.

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